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I Trattati regionali di non proliferazione nucleare

 

Gli accordi di non proliferazione nucleare, volti a costituire delle aree regionali prive di armamenti nucleari (Nuclear-Weapon-Free Zones), rappresentano ulteriori strumenti di rafforzamento del sistema di controllo globale nel settore.

Anche se il Trattato di non proliferazione ha oramai assunto una valenza pressoché universale, tali accordi testimoniano l’ulteriore sensibilità, a livello regionale, avvertita da numerosi paesi e, come più volte ribadito dall’AIEA, forniscono anche addizionali strumenti di verifica, contribuendo, nel contempo, al buon funzionamento sul piano internazionale del sistema della non proliferazione.

Soprattutto dopo la fine del periodo della Guerra Fredda, essi hanno assunto una valenza ulteriore, considerato il rischio di frammentazione della minaccia nucleare conseguente al dissolvimento dell’equilibrio dato dalla suddivisione del mondo in due blocchi contrapposti.

Il primo Trattato adottato a livello regionale è quello noto come Treaty of Tlateloco riguardante l’America Latina.

Sottoscritto a Città del Messico nel febbraio del 1967, a seguito della crisi dei missili cubani, esso impegna i paesi dell’America Latina a rinunciare, sia alla produzione, sia alla sperimentazione, delle armi nucleari di ogni tipo ed alla dislocazione delle stesse sul proprio territorio, conservando tuttavia il pieno diritto di effettuare ricerche per usi pacifici nel settore, anche mediante esplosioni sperimentali.

Il Trattato, che prevede per tutti gli Stati membri, al fine del rispetto degli impegni sottoscritti, l’accettazione delle full-scope safeguards da parte dell’AIEA, ha costituito anche un’agenzia ispettiva regionale, denominata OPANAL, che fino al 1992 condivideva con la stessa AIEA l’autorità ad effettuare ispezioni speciali su tutti i territori dei paesi Parte. Un emendamento dell’agosto del 1992 assegna, ora, tale autorità alla sola AIEA.

Il Trattato di Tlatelolco prevede due Protocolli intesi come vincolanti per paesi al di fuori della regione.

Il Protocollo I dispone che gli Stati fuori della regione che possiedono ancora territori nell’America Latina rispettino gli impegni di denuclearizzazione con riferimento a tali territori, mentre il Protocollo II proibisce che gli stati NWS utilizzino la minaccia del ricorso alle armi nucleari contro i paesi Parte del trattato e li impegna ad astenersi dal trasferire armi nucleari nella regione.

Tutti gli Stati con territori nella regione (USA, Regno Unito, Francia e Paesi Bassi) hanno firmato e ratificato il Protocollo I, mentre tutti i paesi NWS hanno ratificato il Protocollo II.

Sulla base delle disposizioni previste dall’art. 28 riguardo all’entrata in vigore del Trattato, lo stesso diviene pienamente effettivo una volta che tutti gli Stati interessati hanno sottoscritto e ratificato il Trattato e i due Protocolli e hanno concluso accordi bilaterali o multilaterali sulle salvaguardie con l’AIEA.

Tuttavia, è previsto, sempre in base a tale articolo, che tutti gli Stati firmatari hanno il diritto di rinunciare totalmente o in parte a tali prescrizioni e dichiarare unilateralmente in vigore il trattato.

Con la ratifica e la rinuncia di cui sopra, effettuata da Cuba in data 23 ottobre 2002, ultimo dei 33 paesi della regione a mancare, il Trattato nella stesura iniziale è attualmente in vigore per tutti gli Stati, mentre mancano ancora alcune sottoscrizioni e ratifiche per quanto concerne i due emendamenti approvati rispettivamente nel giugno del 1990 (aggiunta del termine “e dei Caraibi” al nome del Trattato) e nel maggio del 1991 (modifica del paragrafo 2 dell’art. 25).

Il secondo Trattato regionale di nuclear-weapon-free zone è quello riguardante l’area del Sud Pacifico, noto come Treaty of Rarotonga, aperto alla firma il 6 agosto del 1985, che proibisce l’effettuazione di esperimenti, la costruzione e la dislocazione di ordigni nucleari nell’area, così come lo scarico in mare di scorie radioattive.

Anche questo Trattato richiede che tutti i paesi aderenti applichino full-scope safeguards dell’AIEA, al fine di verificare la non diversione dei materiali nucleari usati per attività pacifiche verso armi nucleari e l’adozione di vincolanti ispezioni speciali dell’AIEA, qualora ritenute necessarie per assicurarne il rispetto.

A differenza del Trattato di Tlatelolco, oltre ai due Protocolli aggiuntivi riguardanti i paesi NWS e gli Stati con possedimenti territoriali nell’area, è previsto anche un terzo Protocollo che impegna le cinque potenze militari nucleari dal non condurre esperimenti ed esplosioni nucleari nell’area (ad oggi il III Protocollo risulta sottoscritto da tutti e 5 gli Stati NWS, ma non ancora ratificato dagli USA).

Un terzo Trattato istitutivo di una nuclear-weapon-free zone è quello riguardante il continente africano, che trova le sue origini nel richiamo espresso dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a tutti gli Stati membri il 24 novembre 1961, a seguito del primo test nucleare effettuato dalla Francia nel deserto del Sahara nel territorio dell’attuale Algeria, di fermare tali sperimentazioni condotte in un’area del Nord Africa densamente abitata.

Tre anni dopo, nel corso del primo Summit dell’Organizzazione dell’Unità Africana (OAU), tenutasi al Cairo nel luglio del 1964, i capi di Stato e di Governo partecipanti solennemente dichiarano la propria disponibilità a sottoscrivere un trattato che assicuri anche per il continente africano un’area priva di ordigni nucleari.

Tale proposta non ha, però, alcun seguito fino al termine del periodo della Guerra Fredda e fino a quando il Sud Africa (unico paese del continente che fino ad allora aveva sviluppato capacità tecnologica per costruire ordigni nucleari) diviene, nel 1991, membro del Trattato di non proliferazione nucleare.

Il Trattato, aperto alla firma il 12 aprile del 1996 nella città del Cairo e sottoscritto nell’occasione da oltre 40 paesi africani, prende il nome di Treaty of Pelindaba in considerazione dell’impianto nucleare sudafricano che aveva prodotto un consistente quantitativo di testate da guerra nucleari, prima di essere smantellato.

Il Trattato, che proibisce la ricerca, lo sviluppo, la costruzione, la detenzione, l’acquisizione, la sperimentazione, il possesso ed il controllo di ordigni nucleari, così come lo scarico di scorie radioattive nell’area africana, prevede, quali disposizioni di verifica, che tutti i paesi Parte sottoscrivano accordi di salvaguardia con l’AIEA, al fine di garantire la natura pacifica delle loro attività nucleari.

E’, inoltre, stabilita la costituzione di un organismo interregionale, la Commissione Africana per l’Energia, quale struttura complementare di ottemperanza degli obblighi assunti.

Il Trattato di Pelindaba, che entrerà in vigore dopo la ventottesima ratifica (attualmente sono 19) da parte di ciascuno dei 53 Stati africani aventi diritto, va oltre i modelli costituiti dai precedenti trattati di nuclear-weapon-free zones in quanto, non solo dispone più alti standard di sicurezza e di efficace protezione fisica degli impianti, delle attrezzature e dei materiali nucleari, ma anche proibisce ogni azione finalizzata ad un attacco armato con mezzi convenzionali o di altro tipo contro installazioni nucleari nella zona, nonché impone la dichiarazione ed il conseguente smantellamento di ogni capacità clandestina di armi nucleari esistente prima dell’entrata in forza del Trattato (come realizzato nel menzionato caso del Sud Africa).

Come il Trattato di Rarotonga, anche il Trattato di Pelindaba prevede la sottoscrizione di tre Protocolli aggiuntivi, il primo riferito ai 5 Stati NWS, il secondo relativo alla proibizione di effettuare test nucleari nell’area ed il terzo rivolto ai paesi non della regione che, di fatto o di diritto, mantengano la giurisdizione su territori inclusi nella zona di applicazione del Trattato.

Un decennio dopo la sottoscrizione del Trattato di Rarotonga e a seguito della fine della Guerra Fredda, anche nell’area del sud-est asiatico viene firmato un Trattato di nuclear-weapon-free zone, conosciuto con il nome di Treaty of Bangkok per la città in cui è sottoscritto il 15 dicembre 1995 dai sette membri dell’Associazione delle Nazioni del Sud Est asiatico (ASEAN) e dalla Birmania, Cambogia e Laos.

Come i precedenti, il Trattato proibisce agli Stati Parte di produrre, possedere, testare o minacciare di usare armi nucleari, nonché lo scarico delle scorie radioattive nelle acque del sud-est asiatico.

Inoltre, i vari Stati partecipanti possono decidere su base individuale, in determinate circostanze, di consentire il passaggio attraverso il territorio degli Stati Parte di vettori aerei e navali con armamento nucleare delle cinque potenze nucleari.

Il Trattato, entrato in forza il 27 marzo del 1997 dopo il deposito degli strumenti di ratifica da parte della Cambogia e di Singapore, prevede, considerato che nella regione di applicazione del Trattato non sono presenti territori sotto la giurisdizione di Stati esterni all’area, un solo Protocollo aggiuntivo inteso per essere sottoscritto dalle cinque potenze NWS, che fino ad ora non hanno, però, firmato tale Protocollo per alcune condizioni previste dallo stesso, giudicate troppo restrittive.

 

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