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Regimi di controllo

 

I Regimi di controllo delle esportazioni costituiscono strumenti relativamente nuovi nel panorama della sicurezza internazionale.

Anche se i due accordi connessi con il settore nucleare (il Comitato Zangger ed il Nuclear Supplier Group) sono stati raggiunti negli anni ’70, gli accadimenti politici internazionali più recenti, relativi alla sicurezza in Medio Oriente, alla fine della Guerra Fredda e, in una certa misura, alla lotta contro il terrorismo internazionale, hanno portato ad un rinvigorimento delle loro attività.

Ciò è particolarmente vero, non solo dal lato della prospettiva dei cambiamenti organizzativi e procedurali intervenuti, ma anche dal punto di vista delle attitudini e degli approcci alla non proliferazione. 

Sotto tale profilo, i più importanti e recenti cambiamenti sono stati determinati dal riconoscimento che:

  • i controlli delle esportazioni hanno scarsa probabilità di successo se condotti isolatamente dalle altre misure di non proliferazione;

  • gli stessi controlli dovrebbero essere basati sulla cooperazione piuttosto che su forme di coercizione;

  • una più ampia partecipazione nello sviluppo di un Regime può condurre a notevoli benefici.

Tutti questi cambiamenti riflettono la graduale eliminazione dell’approccio alla non proliferazione ereditata dal Coordinating Committee for Multilateral Export Controls (CO.COM.) di Parigi che era ritagliato in funzione delle condizioni di sicurezza esistenti nel periodo della Guerra Fredda.

Il primo fondamentale cambiamento è quello connesso con la stessa partecipazione ai Regimi.

La membership nel CO.COM. era limitata ai soli Stati alleati degli USA, vale a dire, a paesi che percepivano una minaccia al loro territorio e al loro stile di vita da un blocco avversario fondato sul socialismo reale e che avevano deciso di contrastare congiuntamente tale minaccia attraverso strumenti di difesa collettiva.

Nei Regimi susseguenti alla fine della Guerra Fredda, viceversa, la partecipazione è divenuta molto più ampia, includendo anche paesi neutrali e non allineati durante il precedente periodo ed addirittura passati avversari.

Il secondo aspetto, è legato all’identificazione dei paesi ritenuti obiettivo del controllo.

Durante il CO.COM. le restrizioni erano finalizzate esclusivamente a prevenire l’acquisizione dei beni controllati da parte di un preciso e ben identificato elenco nominativo di paesi, mentre le procedure di controllo nei confronti di altri paesi erano disegnate al solo fine di evitare la diversione dei beni sottoposti al controllo verso gli Stati obiettivo.

Dopo la fine della Guerra Fredda, anche se inizialmente è posta in discussione l’opportunità di un riorientamento del CO.COM. mediante la sostituzione di una differente lista di paesi obiettivo da utilizzare da parte dell’esistente Regime, tale proposta non viene mai condotta a termine.

I vari Regimi hanno sempre di più enfatizzato che essi non mantengono liste di paesi obiettivo, ma al contrario pongono la loro attenzione sulle attività considerate non coerenti con gli obiettivi stessi dell’Intesa (ad esempio, i programmi militari condotti da singoli Stati).

Terzo aspetto rilevante è quello concernente l’aspetto di proibizione.

Il CO.COM. era sostanzialmente un embargo. Tutte le forniture di specifici beni verso i paesi obiettivo erano proibite, salvo nel caso che un unanime consenso da parte di un comitato di paesi membri decidesse per un allentamento.

Dopo la fine della Guerra Fredda diviene chiaro, da parte di ciascun Regime, che l’autorità decisionale per ogni singolo trasferimento non può che essere lo stesso governo nazionale e non il gruppo.

In alcuni casi, come per esempio nel M.T.C.R., anche se è prevista una forte presunzione di diniego dell’autorizzazione per alcune categorie di materiali, tale circostanza non esclude del tutto la possibilità di consentirne il trasferimento, dal momento che lo Stato fornitore può sempre ricevere chiare ed adeguate assicurazioni, da parte dell’acquirente, circa l’utilizzo finale del materiale, da rendere possibile la fornitura pure in presenza di tale presunzione di diniego.

Ultimo aspetto di cambiamento è dato dalla natura di ufficialità e trasparenza che presentano attualmente i Regimi.

L’esistenza del CO.COM. non venne, per gran parte della sua esistenza, ufficialmente riconosciuta.

Nessuna informazione venne mai rilasciata circa le specifiche attività condotte, con l’eccezione riferita ad un piccolo gruppo di paesi non membri dell’alleanza, che comunque condividevano le medesime preoccupazioni sulle conseguenze che potevano derivare dal rafforzamento delle capacità militari del blocco comunista.

Dopo la fine della Guerra Fredda i vari Regimi hanno enfatizzato in maniera sempre crescente la necessità di una loro maggiore trasparenza, sia relativamente alle attività collettive condotte, sia nei riguardi delle procedure autorizzative usate in determinate transazioni nei confronti dei paesi acquirenti.

Una pratica conseguenza di questa enfatizzazione della trasparenza è stata, infine, la pubblicazione da parte di tutti i Regimi di dettagliate informazioni sui metodi di lavoro seguiti e sulle linee guida adottate nella conduzione delle proprie attività.

 

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