on
la parola intelligence deve
intendersi il prodotto finale di un
processo di più fasi, costituite dalla raccolta,
valutazione, collazione, analisi ed interpretazione delle
informazioni, mediante le quali le stesse assumono una diversa
configurazione qualificativa che le rende idonee ad essere
utilizzate dagli organi decisionali a supporto delle proprie
determinazioni.
Costituisce in
pratica un valore aggiunto discendente dalla raccolta e
processamento valutativo di tutte le informazioni rilevanti,
immediatamente e potenzialmente significative all’assunzione delle
decisioni.
Quale ricerca
applicata, prodotta allo scopo di incrementare il quadro di certezze
riferito all’ambito operativo dell’organo decisionale, il
prodotto intelligence direttamente
supporta il momento decisionale, sia di politica applicativa, sia
operazionale, e dal momento che incrementa la conoscenza degli
ambienti di riferimento con i quali si confrontano gli organi
decisionali aumenta anche la probabilità della correttezza delle
scelte assunte.
Il
prodotto ed il
processo intelligence, che ai fini che qui più interessano
assumono un significato di sostanziale unitarietà, risultano di
particolare importanza nel momento valutativo e decisionale proprio
di un sistema di controllo delle esportazioni di materiali sensibili
che, come precisato, risponde prevalentemente a considerazioni di
carattere politico attinenti l’ampio quadro di sicurezza nazionale.
Tutte le
informazioni derivanti dal quadro intelligence possono essere
idealmente riferite ad un contenitore (in inglese
information pool), alimentato
principalmente da differenti tipologie di notizie, che le autorità
preposte, sia al controllo doganale, sia al rilascio delle
autorizzazioni, acquisiscono, generano e conservano
nell’espletamento delle loro attività.
Tali informazioni
possono includere elementi detenuti o creati durante i normali
procedimenti istruttori, così come specifici prodotti di natura
intelligence, nonché notizie ottenute da altre autorità ed
agenzie coinvolte anch’esse nell’attività di controllo ovvero
reperite tramite altre fonti di natura aperta, quali, ad esempio,
Internet.
All’alimentazione
poi di tale information pool possono concorrere una svariata
pluralità di soggetti, quali, ad esempio, strutture di
enforcement nazionale e di altri paesi, agenzie e organizzazioni
preposte al controllo doganale e al rilascio delle autorizzazioni,
società commerciali ed aziende industriali, nonché ovviamente
agenzie ed organismi di informazione e sicurezza.
Il
prodotto
intelligence, che trova un più diretto utilizzo da parte delle
autorità preposte, sia ai controlli doganali, sia al rilascio delle
autorizzazioni, nelle varie fasi del rispettivo processo
decisionale, contribuisce a fornire un quadro di riferimento più
chiaro alle valutazioni relative alle intenzioni e capacità di
gruppi e soggetti di frodare o tentare di evadere il sistema di
controllo delle esportazioni.
In pratica, tale
prodotto, fornendo supporto ed adeguate
conoscenze ai responsabili del momento decisionale, conduce ad
un’efficace e redditizia allocazione delle risorse, al fine di
massimizzare la prevenzione e la scoperta di frodi ed elusioni del
sistema di controllo dell’export.
In tale ambito,
un ruolo fondamentale di acquisizione e reperimento di informazioni
di natura intelligence è rivestito anche da
Sessioni specializzate di scambio informativo
costituite nel contesto dei Regimi di non proliferazione, volte, da
una parte, ad armonizzare e standardizzare i sistemi nazionali di
controllo delle esportazioni di materiale sensibile dei vari paesi
partecipanti e, dall’altra, ad evitare che i trasferimenti di tali
beni possano essere utilizzati in programmi di sviluppo e produzione
di armi di distruzione di massa.
Il
prodotto
intelligence disponibile costituisce, in sostanza, il necessario
presupposto per la gestione del rischio
potenzialmente insito nelle esportazioni di beni sottoposti a
controllo.
Tale gestione del
rischio, che non può prescindere da una cultura d’insieme dei
fenomeni correlati, da adeguati processi valutativi ed idonee
strutture di contrasto, richiede la
conoscenza di precisi indicatori di rischio e delle
potenziali falle insite nel sistema di controllo delle esportazioni.
In tale contesto,
il rischio deve essere inteso come il prodotto di due fattori:
probabilità ed
effetto; il primo, da riferire alla
possibilità che un evento indesiderato si verifichi, il secondo,
alla gravità delle conseguenze che lo stesso è in grado di
determinare.
Sia nel caso
aumentino le probabilità d’accadimento, sia nel caso le conseguenze
vengano percepite come di maggiore gravità, il rischio atteso assume
aspetti di più rilevante dimensione, anche se, è bene precisarlo,
nello specifico settore l’aspetto di rischio connesso con le
conseguenze e gli effetti attesi di natura indesiderata rimane
fortemente condizionato dalle priorità e predeterminazioni di natura
politica assunte a livello nazionale da parte di ciascun paese.
Viceversa, la
probabilità d’accadimento è una variabile maggiormente dinamica,
strettamente legata alle due componenti di intenzionalità e capacità
di realizzazione del fatto illecito.
Pertanto, la
prima va intesa come l’espressione di un giudizio sull’effettiva
volontà del possibile trasgressore di condurre a termine le azioni
necessarie per il completamento del progetto illegale, la seconda
come la reale abilità, basata su sufficienti conoscenze ed accessi
alle necessarie risorse, che un gruppo o singoli soggetti possiedono
per il conseguimento dell’esportazione illecita.
In tal senso,
quanto più ampie appaiono la volontà e la capacità riferibili a tali
soggetti, tanto più probabili si presentano le possibilità di
successo.