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NSG, AIEA e Comitato Zangger: raffronti e differenze

 

Sebbene il NSG si presenti come un organismo separato ed indipendente, non formalmente basato sul Trattato di non proliferazione nucleare, esso tuttavia rappresenta il centro nodale e fondamentale del complesso normativo ed organizzativo rappresentato dal regime di non proliferazione nucleare.

Proprio la circostanza del suo non formale legame con il TNP ha reso possibile, almeno in una fase iniziale, per gli Stati non Parti del Trattato di aderire alle linee guida e ha permesso allo stesso di fissare addizionalmente norme di controllo delle esportazioni più rigide e con un più ampio ventaglio di copertura di materiali rispetto a quanto previsto dal TNP.

Gli obiettivi di non proliferazione nucleare del NSG lo conducono naturalmente a relazionarsi anche con le altre due organizzazioni operanti nel settore, l’AIEA e il Comitato Zangger, rendendo necessario un approfondimento sulle rispettive funzioni e differenze.

Per primo, va rilevato che l’AIEA ha costituito e costituisce tuttora per il NSG il principale canale formale di comunicazione al mondo esterno degli accordi sottoscritti sul controllo delle esportazioni.

Sia le linee guida dei trasferimenti dei materiali nucleari del 1978, sia quelle dei materiali dual-use utilizzabili anche in campo nucleare del 1992 sono state pubblicate come documenti AIEA; ciò è stato fatto ogni volta su richiesta di ogni singolo paese membro e non del Gruppo come organizzazione.

Conseguentemente ogni adesione di nuovi Stati alle linee guida, così come ogni riserva o comunicazione di condizioni speciali nell’attuazione delle linee guida stesse, espressa da parte dei singoli governi, è stata anche riportata nella medesima via, tramite informazione del Direttore Generale dell’AIEA e successiva pubblicazione della comunicazione.

Un’altra fondamentale connessione con l’AIEA è data dalla menzionata circostanza che le salvaguardie dell’Agenzia costituiscono una condizione indispensabile per poter esportare materiali nucleari.

Inizialmente le salvaguardie dovevano aver luogo solo sui materiali esportati e su quelli derivati dal loro utilizzo; successivamente, nel 1992, tale prescrizione è stata estesa a tutte le attività connesse con il settore nucleare presenti nel paese ricevente.

Anche in questo caso, il requisito in parola non ha dato luogo a comunicazioni ufficiali tra il NSG e l’AIEA, ma è rimasto affidato, sotto il profilo dell’adempienza, ad ogni singolo paese fornitore.

Comunque, il sistema delle salvaguardie AIEA ha costituito in molte occasioni un aspetto rilevante delle discussioni tenutesi in ambito NSG, con la continua riaffermazione della sua configurazione di elemento cruciale per assicurare un utilizzo pacifico dell’energia nucleare.

Per quanto riguarda il Comitato Zangger, tra questo ultimo e il NSG sussiste sicuramente una collaborazione, tra l’altro mai formalizzata, che tuttavia non ha portato all'eliminazione delle differenze esistenti tra i due Regimi.

Le intese del Comitato Zangger sono, infatti, strettamente collegate all’applicazione dell’art. III, comma 2 del TNP, mentre il NSG ha notevolmente ampliato il proprio campo di intervento con l’adozione di guidelines finalizzate al rafforzamento di più ampi impegni di non proliferazione.

A differenza poi del Comitato Zangger, l’adesione al NSG non è subordinata alla preventiva partecipazione al TNP, ma esclusivamente all’avvenuta sottoscrizione di strumenti internazionali contenenti impegni egualmente vincolanti.

Il NSG ed il Comitato Zangger differiscono, inoltre, nella portata delle rispettive Trigger lists di prodotti appositamente progettati o preparati (EDP - especially designed or prepared items) e nelle condizioni di esportazione degli stessi.

Da una parte, infatti, la lista Zangger è limitata ai soli prodotti elencati nell’art. III, comma 2 del TNP, mentre, dall’altra, le condizioni per l’esportabilità dei prodotti della Trigger list del NSG prevedono il requisito formale delle full-scope safeguards (FFS), anche se tutti i membri, sia del NSG, sia del Comitato Zangger, applicano le FSS come condizione per la fornitura di tutti i prodotti della Trigger list ai paesi NNWS.

Le intese concordate in ambito NSG relativamente alle esportazioni dei prodotti dual-use costituiscono la differenza principale esistente tra i due Regimi.

Poiché tali prodotti non possono essere definiti come EDP, essi non rientrano nel mandato del Comitato Zangger.

Le guidelines del NSG, inoltre, si applicano ai trasferimenti verso tutti gli Stati NNWS, mentre i memoranda del Comitato Zangger si applicano solo ai trasferimenti verso i paesi NNWS non aderenti al TNP, dato che l’osservanza degli obblighi derivanti dal TNP, già di per sé, soddisfa i criteri delle intese del Comitato Zangger.

Anche le rafforzate misure sui ritrasferimenti, adottati dal NSG nel 1994, volte ad esigere garanzie governative a supporto dell’accordo prevedente il preventivo consenso del paese fornitore per il ritrasferimento dei prodotti della Trigger list  da qualsiasi Stato che non richieda salvaguardie FSS, quale condizione per la fornitura, costituiscono un ulteriore esempio di differenza; come l’adozione da parte del NSG del così detto principio di non proliferazione per il quale un fornitore, al di là delle altre previsioni contenute nelle guidelines, dovrebbe autorizzare un trasferimento solo quando convinto che esso non contribuisca alla proliferazione delle armi nucleari.

Tale principio di non proliferazione cerca di coprire quei rari, ma rilevanti casi, in cui l’adesione da parte di un paese al TNP o ad un Trattato di nuclear-weapon-free zone possa non costituire, di per sé, una garanzia sufficiente di coerente condivisione degli obiettivi del Trattato o di conformità con le sue obbligazioni.

Nonostante queste differenze tra i due Regimi, è importante rilevare che essi perseguono lo stesso obiettivo e costituiscono entrambi validi strumenti di contrasto alla proliferazione nucleare.

 

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